Benvenuti nel nostro viaggio in Kenya!

Benvenuti su IL NOSTRO KENYA, noi siamo Roberto e Antonella, qui condivideremo le emozioni vissute e gli aneddoti del nostro viaggio a Watamu. Viaggiare in Kenya è un'esperienza unica, che trasforma e apre la mente.

Prenotazione e documenti necessari:

Ad Agosto 2024, dopo diverse ricerche sulle piattaforme web, abbiamo prenotato un volo che da Milano ci avrebbe condotto a Nairobi, dove poi, con un volo interno, avremo raggiunto Malindi.

Subito dopo la prenotazione del volo, abbiamo stipulato una polizza assicurativa di viaggio e abbiamo compilato l'ETA (Autorizzazione per l'ingresso in Kenya) attraverso il sito istituzionale https://www.etakenya.go.ke/it 

25/12/2024

Pronti, partenza, Kenya!

È il giorno di Natale e nonostante dai più sia visto come un giorno di riposo, io,  Roberto, mi sveglio prestissimo, mentre Antonella continua a dormire. Le valigie sono pronte e non ci resta che fare colazione, caricare la macchina e partire direzione Milano Malpensa. Partiamo da casa alle 8.20 per raggiungere dopo appena un ora il parcheggio. Raggiugiamo il terminal dell'aeroporto con il minibus del parcheggio e individuiamo il banco per il check-in, dove consegniamo le nostre valigie. Non è la nostra prima volta in Kenya e quindi abbiamo un cartone ben sigillato, contenente abiti e altri oggetti da regalare ai bambini dei villaggi dove trascorreremo i prossimi giorni.

Alle 13.15 ci imbarchiamo sull'aereo della Egypt Air, che farà scalo a Il Cairo, per poi proseguire verso Nairobi. Il viaggio fortunatamente è breve, perché l'aeromobile non è il massimo della comodità, soprattutto per chi è un po' più alto della media. Ci servono il pranzo a base di pollo e dopo circa 5 ore di volo arriviamo nella capitale egiziana. Lo scalo è breve, giusto il tempo per una breve pausa, un caffè e subito ci imbarchiamo sul volo per Nairobi. Durante l'imbarco incontriamo una coppia, ormai non tanto più giovane, lei con le stampelle, con la quale scambiamo alcune parole e ci raccontano che stanno andando in Kenya per vivere un Safari di 7 giorni al Masai Mara, dei veri temerari!

Atterriamo puntuali al Jomo Kenyatta Airport di Nairobi alle 3.30 del mattino. Ritiriamo i nostri bagagli e ci rechiamo al terminal "Domestic" per raggiungere Malindi. Ci siamo quasi!

Il suolo keniota ci accoglie con la prima sorpresa: la valigia di Antonella è completamente aperta, la zip non ha retto.... pazienza, si continua!!

Sbrighiamo tutte le formalità per il prossimo volo e ormai i primi raggi di sole cominciano a colorare il cielo africano con sfumature di amaranto e giallo misto all'arancio. Decolliamo puntuali e atterriamo puntualissimi così alle 8.17 del 26 gennaio 2025 siamo a Malindi.

 

26/12/2024

La nostra vacanza, quella vera può finalmente' avere inizio! 

Recuperiamo le valigie e ci dirigiamo verso l'uscita dove dobbiamo zigzagare tra taxi più o meno autorizzati e Tuk-tuk, che ci propongono delle offerte di passaggi. Abbiamo le idee chiare e proseguiamo dritti e raggiungiamo la strada che collega Malindi a Mombasa. Siamo fermi al bordo della strada perché vogliamo raggiungere il nostro appartamento, che abbiamo già prenotato, con il Matatu. I matatu sono dei minibus, coloratissimi e spesso chiassosi, perché gli autisti sono dei campioni di suono del per farsi notare e spesso all'interno viene riprodotta musica locale a volume esagerato.

Ecco che ne arriva uno e si ferma!

Con mille peripezie il "controllore" carica le valigie sul retro, le lega abilmente con una corda di fortuna e ci fa salire a bordo, dove decine di africani ci guardano con diffidenza (siamo gli unici bianchi) mentre l'autista riprende il viaggio.

Cominciamo finalmente a respirare un'aria e un'atmosfera ormai a noi nota. Profumi e odori che rimangono impressi all'interno di ciascuno, almeno una volta nella vita, a chi ha la possibilità di provare a sentire. Arriviamo a Gede e cominciamo ad avvertire un'adrenalina che comincia a impossessarsi di noi. Siamo sulla strada verso "casa". Arriviamo alle porte di Timboni e scendiamo. Quest'anno il nostro appartamento si trova a KAREMJEE. Il residence è ben curato e pulito e, una volta fatto il check in, prendiamo possesso del nostro appartamento. Il sole equatoriale comincia a scaldare la nostra pelle.

Ecco che arriva Kabo, il nostro motociclista di fiducia che conosciamo da anni e con cui ora si è creato un vero e proprio rapporto di amicizia e fiducia. Con lui andiamo subito a recuperare due biciclette a noleggio.

Scegliamo delle bici non proprio nuovissime, anzi, ormai hanno raggiunto la maggior età... fa nulla...sono comunque funzionali alle nostre esigenze. L'obiettivo è semplicemente quello di spostarci autonomamente qua e là senza dipendere da nessuno.

La prima cosa che facciamo è passare in farmacia per procurarci una crema solare. Proteggersi dal sole, soprattutto i primi giorni, è importante per evitare ustioni e rischiare di rovinarsi le vacanze. Prevenire è meglio che curare, citava un noto slogan pubblicitario di quando eravamo ragazzi!!

È ora di pranzo e decidiamo di avviarci a Fortamu al Kachawe da Mumba. Anche Mumba è un ragazzo che conosciamo da anni e gestisce un chiosco sul mare molto curato, dove si mangia molto bene con cibi preparati sul momento e sempre freschissimi.

Non appena lasciamo le nostre bici, ci viene incontro un volto familiare: CAPRETTO! Lui è un ragazzo kenyota che abbiamo conosciuto anni fa, che passa le sue giornate in spiaggia ad aspettare le "mozzarelle" tentando di vendere escursioni e gite in cambio di pochi euro. Una vera ossessione africana!!! La domanda che ogni volta ci facciamo è la stessa: "Come farà ad andare avanti così'?" Beh, non esiste risposta. Certo, alcune volte ci chiediamo chi ce lo faccia fare a correre tutto l'anno per cosa, se poi ti ritrovi di fronte a queste situazioni? Capretto ci dà delle valide lezioni di vita senza la presunzione di volerci insegnare niente.

Ordiniamo il pranzo e nel frattempo facciamo un bel bagno nell'oceano. Le acque di questo mare sono sempre calde e sono influenzate da variazioni della marea molto accentuati. Per pranzo non possono mancare le Samosa e i Chapati, due specialità del Kenya che meritano assolutamente di essere assaggiate. Le Samosa sono fatte di pasta sfoglia ripiene di verdura, carne o pesce, chiuse e poi fritte mentre i chapati somigliano alle nostre piadine ma molto più saporite.

La stanchezza del viaggio comincia a sentirsi quindi riprendiamo le bici e ci avviamo verso il nostro appartamento per riposare un po'.

Per cena andiamo per le strade di Timboni a cercare del pesce e compriamo un freschissimo pesce pagliaccio. Lo cuciniamo con un filo d'olio e del lime con un contorno di pomodorini deliziosi.

La nostra prima giornata termina subito dopo la cena e stremati andiamo a dormire secchi.

27/12/2024

La prima mattina a Karemjee comincia presto e per colazione abbiamo una gran voglia di Mahambri. Come le samosa e i chapati, anche i mahambri meritano di essere assaggiati. Si tratta semplicemente di un impasto di acqua, farina e lievito che viene stesa e fritta nell'olio di semi. E' possibile trovarli in ogni angolo dei villaggi, dove le signore si appostano per venderli ai passanti. Così andiamo subito a prenderne alcuni da mangiare caldi e con la frutta fresca (ananas, mango e banane) facciamo colazione. Usciamo ancora dall'appartamento e andiamo a fare una passeggiata a piedi all'interno del villaggio limitrofo dove veniamo accolti dai bambini che ci salutano con squillanti "Ciao". Proseguiamo ammaliati dalla bellezza del posto e della natura che avvolge questi piccoli villaggi con casette di terra e paglia abitate orgogliosamente da persone di tutte le età. Durante la nostra passeggiata ci fermiamo in una botteghina locale dove acquistiamo delle uova, pane a fette e acqua.

Più tardi abbiamo appuntamento in banca per sbrigare alcune pratiche legate all'apertura del KRA (codice fiscale) che ci servirà nei giorni successivi. Il cielo non promette nulla di buono e in lontananza scorgiamo delle nuvole minacciose che si avvicinano velocemente, infatti, non tardiamo ad essere travolti da un vero e proprio acquazzone che ci costringe a cercare un riparo di fortuna sotto un tetto in lamiera e che la sera si trasforma in un locale dove si vende pollo fritto. Ci rassegniamo all'idea che a piedi è impossibile proseguire così fermiamo un tuk tuk. Prima di andare in banca abbiamo ancora qualcosa da fare.... Dobbiamo passare dal nostro barbiere RICHARD per una sistemata alle nostre parrucche. Durante la permanenza da Richard la pioggia ha lasciato posto al sole e così possiamo proseguire a piedi fino alla banca. Ad attenderci c'è Margaret, una bellissima ragazza di colore che parla perfettamente italiano. Terminiamo la pratica per l'apertura del Kra e di ritorno verso casa ci fermiamo in una Kibanda (locali dove viene servito cibo locale a base di riso e fagioli) e prendiamo un po' di riso take way che mangiamo nel nostro appartamento con le uova che abbiamo preso la mattina.

Cominciamo ad entrare nel mood africano e finalmente cominciamo a smaltire le fatiche del viaggio!!! Decidiamo per una visita a Gede famosa per le sue rovine (Gede Ruins National Monument) che sono uno dei pochi siti storici del Kenya e sorgono appunto nel villaggio di Gede (dal dialetto Oromo "prezioso"), poco lontano dalla più conosciuta Watamu. Oltre all'affascinante monumento storico Gede è famosa anche per le simpatiche ma dispettose scimmiette. Arriviamo e acquistiamo i biglietti e noccioline e banane per le scimmiette. Entriamo e subito veniamo "circondati" da decine di scimmie in attesa del cibo. Giochiamo un po con loro fin tanto che una decide di mangiare oltre le nocioline e le banane anche un dito di Roberto. Nulla di grave!!!!

Terminiamo la nostra gita e ci dirigiamo ancora con le bici verso Watamu dove, lungo la strada, ci fermiamo in un garden per vedere la produzione di piante e fiori autoctoni e che un ragazzo simpatico e amante del proprio lavoro ci mostra con orgoglio.

Arriviamo a Watamu e facciamo un breve giro nel centro e al rientro verso l'appartamento passiamo a Timbonini, villaggio vicino a Watamu, da Andrea per prendere un tonno che avevamo ordinato la mattina. Ci accoglie lui con la moglie e 2 bellissime bambine di 3 e 4 anni. Arriviamo a casa che è ormai ora di cena, cuciniamo il tonno e concludiamo la giornata.

28/12/2024

Per la giornata di oggi abbiamo deciso di andare a Garoda. Garoda  Beach è situata all'interno del Watamu Marine National Park ed è famosa per gli atolli di spiaggia bianchissima che si formano grazie alle maree. In questa bianchissima spiaggia un altro nostro amico "CHOGA" gestisce uno stabilimento balneare.

Arriviamo in bici e subito attraversiamo una galleria naturale dove ai lati decine di bancarelle con prodotti di artigianato locale e il loro venditori ci invitano ad una visita. 

Ci sistemiamo sui nostri lettini e facciamo un bel bagno rinfrescante!! Ci voleva dopo una lunga pedalata!!!!........ Il sole scalda ma.... in lontananza qualche nuvola minacciosa si avvicina, proprio come ieri. E' quasi ora di pranzo anche se a Garoda non sai mai a che ora mangi perché all'interno dell'aerea marina è vietato cucinare e pertanto il cibo viene portato dall'esterno.

Comincia a piovere ma non tanto e continuiamo a stare distesi nei lettini fin quando una pioggia più insistente ci costringe a trovare riparo nelle bancarelle. Centinaia di persone sono al riparo sotto le bancarelle e la pioggia intermittente fa si che le persone provano invano a riprendere posizione in spiaggia senza successo. Ad un certo punto Choga ci intercetta tra gli altri avventori e ci informa che il nostro pranzo è pronto. Mah.... chissà dove mangiamo con questo tempo?! Lo seguiamo e vediamo che dentro una bancarella aveva predisposto un tavolo e ci ritroviamo seduti di fronte a una esposizione coloratissima di oggetti di vario genere e una scritta "ESSELUNGA DI KENYA" gestita da Giovanni.

Terminato il pranzo siamo ormai fradici e decidiamo di riprendere le bici e avviarci a fare una bella doccia calda ma, appena cominciamo a pedalare verso l'appartamento un'acquazzone fortissimo si abbate su di noi. Cerchiamo invano riparo sotto gli alberi ma ormai siamo completamente bagnati e infreddoliti. Si ferma un tuk-tuk che lega le bici e ci fa salire a bordo. Poco più avanti la strada è completamente asciutta così esortiamo l'autista a fermarsi e proseguiamo in bici verso la nostra casa.

Arriva poco dopo Kabo a prenderci perché vuole presentarci suo figlio Baraka di appena 10 giorni. Arriviamo a casa sua e salutiamo la moglie Faith e coccoliamo il bimbo. Scorgiamo dalla finestra decine di occhi che ci guardano con circospezione. Sono i vicini del villaggio che sono arrivati... forse incuriositi dalla presenza dei MZUNGU. Munzungu è una espressione usata dai kenyoti per indicare persone dalla pelle bianca. 

Ci invitano a giocare con loro e con una palla scambiamo alcuni passaggi in una strada sabbiosa e polverosa oltre ad avere una superficie rovente.

Ritornaimo a casa e per cena decidiamo di andare a mangiare al Mc Donald... ah no... qua non esiste....Si tratta semplicemente di uno street food a Watamu doce si mangia pollo arrosto, pesce alla griglia, patatine fritte e chapati, tutto senza posate!!!!

Facciamo ritorno a piedi e dopo 20 minuti di cammino avvolti dai colori e i profumi che solo in Africa si possono repirare siamo giunti alla conclusione di questa giornata. 

29/12/2024

Usciamo come nostro solito prestissimo alla ricerca dei fantastici mahambri per la colazione e con sorpresa scopriamo che, a pochi metri dal nostro appartamento, una signora li sta preparando e cosi ne prendiamo alcuni e subito li assaporiamo nel giardino del residence insieme a della frutta fresca.

Kabo non tarda ad arrivare per accompagnarci con la moto al Safina Beach di Jacaranda. Jacaranda è una spiaggia a 10 minuti da Watamu ed è conosciuta anche come Sardegna 2 per via delle lingue di sabbia che si creano con la bassa marea e l'acqua cristallina, Il nome pare sia stato dato da un noto imprenditore italiano che ha costruito proprio di fronte agli attolli un resort. A noi piace chiamare questa spiaggia con il nome originale anche perchè di Sardegna c'e' ne una e non ha senso averne altre.

Prendiamo posto sui lettini e vista la bassa marea, decidiamo per una passeggiata nel mare. Ci imbattiamo in gruppi di turisti accompagnati da beach boys che mostrano fieri stelle marine e pesci palla che sollevano dall'acqua. La cosa ci infastidisce parecchio e discutiamo animosamente con alcuni di loro inconsci del disastro ambientale che ogni giorno perpetuano. Stelle marine e pesci palla non devono essere presi dall'acqua altrimenti muoiono!!!

Torniamo a sdraiarci un po' e a fianco a noi arrivano tre ragazzi italiani dal tipico accento sardo. Chiediamo loro da dove arrivano e ci dicono che sono di Cagliari. Iniziamo a chiacchierare e...non ci crederete mai ma uno di loro ha i genitori di Narbolia, il mio paese nella costa occidentale dell'oristanese! Il mondo è veramente piccolo!

Scambiamo due parole e ci salutiamo. Per noi invece è ora di pranzo e durante il pomeriggio alterniamo bagni e relax sotto il sole.

Safina ci stupisce per la sua bellezza e la tranquillità oltre alla bontà del cibo che abbiamo mangiato. Grigliata di pesce e aragosta...deliziosi!

Sono le 16.30 e Kabo torna puntuale a prenderci. Arriviamo all'appartamento e giusto il tempo di posare gli zaini e ripartiamo con le bici a Watamu. Speriamo di incontrare amici da salutare ma non riusciamo. Di ritorno prendiamo qualcosa per cena. Il sole e la giornata di mare si stanno rivelando faticosi e dopo cena ci rilassiamo un attimo nel giardino per poi raggiungere il letto

30/12/2024

Quarto risveglio in questa terra e ci svegliamo felici di aver scoperto la signora che prepara i mahambri a due passi dall'appartamento.  È stato fantastico perché in un attimo siamo usciti e tadaaaaà: la colazione è pronta!

Decidiamo di fare una gita a Malindi. [Per scoprire questa città costiera vi consigliamo a visitare https://www.kenyavacanze.org/kenya/storia-di-malindi/. ]

Decidiamo di raggiungere la città con il matatu e stavolta abbiamo la fortuna di salire su quello del Chelsea FC, noto club calcistico Londinese. All'interno ammiriamo immagini e colori del club che ci accompagnano alla nostra destinazione, insieme ai rumori e i suoni della chiassosa africa, lungo tutto il viaggio.

Arriviamo a Malindi e, appena scendiamo, veniamo travolti da un'ondata di tuk tuk e moto che ci propongono passaggi. Siamo davvero dei passeggeri contesi! Decliniamo qualsiasi invito e proseguiamo a piedi fino al centro città, in pieno stile "Robi e Anto". Malindi appare già dalle prime ore del mattino molto caotica e centinaia di persone cominciano a mercanteggiare ai bordi delle strade. Abbiamo già visitato questa cittadina costiera durante le nostre vacanze precedenti, ma stavolta abbiamo dei piani differenti.

Raggiungiamo la zona del museo di Malindi e facciamo tappa da Shakir per acquistare i kykoy, un tessuto dell'africa orientale in cottone pettinato. Anto ama questo genere di tessuti e si era ripromessa che ci sarebbe tornata con uno spazietto dedicato in valigia.

Conosciamo Alì e ci è chiaro che desideriamo che diventi il nostro Cicerone. Gli chiediamo se ci accompagna a visitare Malindi. Non diventa solo il nostro accompagnatore ma anche il nostro bodyguard: ci conduce alla scoperta di Malindi, quella sconosciuta al turismo di massa. Entriamo subito in un negozio di spezie, il Kilimangiaro, dove veniamo avvolti dai profumi che emanano. Proseguiamo dentro l'affascinante Old Market e ci addentriamo nelle strette vie sterrate della città tra moschee e negozi artigiani molto belli e colorati, dove abili artigiani realizzano delle vere opere d'arte di qualsiasi genere. Terminiamo la nostra visita da "Sarto Moderno", dove approfittiamo dell'occasione per ordinare una camicia sartoriale per me. 

Il nostro tour privato e casuale con un locale è giunto al termine e salutiamo Ali e ci dirigiamo nuovamente verso il punto di partenza dei matatu.

Lungo la strada ci fermiamo a mangiare qualche samosa e dolcissime patatine, perché questa passeggiata ci ha aperto lo stomaco, per poi passare al Naivas (una catena di supermercati) prima di riprendere il primo matatu per Watamu.

Alle 15.30 abbiamo un appuntamento speciale con Kabo. Oggi è sicuramente il giorno più importante di tutta la vacanza: il nostro sogno si sta per concretizzare.

Alle 16.00 ci incontriamo con Father King per formalizzare l'acquisto di un terreno nella magnifica Africa. Abbiamo conosciuto Father King lo scorso anno e abbiamo stipulato un preliminare per comprare quella che prima o poi sarà la nostra casa in Kenya.

Con tutti gli onori di casa ci accoglie calorosamente sotto l'ombra di un magnifico mango dove accorrono altre persone a testimoniare l'avvenuto accordo. Ci raggiunge un ufficiale del governo che mette nero su bianco l'acquisto che tutti firmiamo seguito da una calorosa stretta di mano tra noi e Father King. Crediamo che la stretta di mano abbia significato più di qualsiasi documento e carta firmata.

In Africa la parola data a una persona è più importante di tutto il resto. Avete presente il detto "ogni promessa è debito"? Ecco, negli anni abbiamo capito che sono persone molto rispettose e che onorano gli impegni che si assumono.

L'ufficiale del governo, appena apposte le firme, si è rivolto a noi con una frase che non dimenticheremo mai: "Da questo momento siete proprietari del terreno, io da ufficiale di governo vi do il più caloroso benvenuto a Dabaso".

È un onore per noi e quasi ci scendevano lacrime di gioia. Un sogno che si realizza!!!!

Per festeggiare andiamo in spiaggia a Watamu a goderci il tramonto e incontriamo Diego, un beach boy conosciuto lo scorso anno. Grazie a lui abbiamo conosciuto Father King. Tra l'altro Diego sarà anche il nostro vicino di casa, perché lui stesso ha comprato un terreno li vicino e ora sta ultimando la casa dove a breve si trasferirà con la sua famiglia.

In spiaggia facciamo amicizia con altre persone, che vendono parei e altri oggetti e tra questi commercianti conosciamo Fatima, che vende un pareo ad Anto e le realizza un bellissimo tatuaggio con l'henné sulla caviglia.

Rientriamo all'appartamento con una porzione abbondante di Pilau, un piatto di riso con carne o verdure insaporito da spezie profumate.

La prima giornata da proprietari di un piccolo pezzetto di terra in Kenya sta terminando e noi andiamo a letto felici come bambini.

P.S. Il Kra che abbiamo preparato i primi giorni serviva per formalizzare l'acquisto!!!!

31/12/2024

Anche l'ultimo giorno dell'anno è arrivato e, come nel resto del mondo, anche in Africa è molto sentito e particolarmente festeggiato, soprattutto nella costa.

Mi alzo quando il sole non è ancora sorto e dopo aver ammirato le bellezze dell'aurora, in attesa che i primi raggi si alzino in cielo decido di andare in bici a fare un giro. Appena la visibilità mi consente di partire, pedalo in direzione di Watamu senza però una meta precisa. Pedalando tra le strade interne attraverso alcuni villaggi per ritrovarmi inspiegabilmente a Gede, cioè nella parte opposta rispetto dove credevo di essere. Nessun problema perché riconosco subito la strada e torno all'appartamento, dove Antonella nel frattempo aveva preparato la colazione. Oggi niente Mahambri!!!! La signora ha preso un giorno di meritate ferie.

Per oggi non abbiamo programmi e nonostante qualche acciacco, dovuto all'aria condizionata degli aeroporti e la pioggia di Garoda, decidiamo comunque di andare in spiaggia a Watamu e precisamente in al chiosco "Africano beach".

Trascorriamo la mattinata tranquilla e rientriamo all'appartamento per l'ora di pranzo.

Il pomeriggio torniamo sulla spiaggia fino all'ora del tramonto, quando incomincia ad affollarsi di persone che si preparavano per il veglione.

Mentre rincasiamo, incontriamo Vasco. Lui, insieme ad Abdul, lo scorso anno ci aveva accompagnati a conoscere Father King.

Proviamo a scambiare qualche parola con Vasco ma farfugliava termini che non riuscivamo a capire. Sembrava ubriaco ma non lo era. Riusciva solamente a scandire solo la parola "sigaretta". Ha iniziato a seguirci come un'ombra con una certa insistenza e quando sembrava che se ne stesse andando, tornava indietro. 

All'ennesima richiesta l'ho allontanato, forse un po' bruscamente ma ero davvero infastidito.

Per fortuna è arrivato Kabo, che ci ha fatti salire sulla moto e siamo rientrati.

Per cena abbiamo prenotato da "Crab Shack", un ristorante realizzato sulle palafitte nelle mangrovie di Mida Creek e gestito dalla comunità di Dabaso. Un posto incantevole, visitato ogni giorno centinaia di persone lo affollano per ammirare le mangrovie con le canoe e godere di un tramonto mozzafiato.

Per noi è uno dei ristoranti migliori di tutta la zona di Watamu e ogni anno non ci facciamo mancare qualche cena in questo posto stupendo. Per la cena dell'ultimo dell'anno non possono mancare le samosa di granchio, specialità della casa, e una fantastica grigliata di pesce, aragosta, gamberi, calamari e polpi che solo a guardarla faceva venire l'acquolina in bocca. Non vi dico che sapore! 

Non amiamo troppo la mondanità, pur essendo due persone particolarmente socievoli, come si può intuire dalla quantità di persone conosciute in questi giorni, perciò, contravvenendo alle regole sociali, siamo andati a letto prima che scoccasse la mezzanotte.

01/01/2025

BUON ANNO A TUTTI! - HAPPY NEW YEAR!

Ci svegliamo presto e andiamo subito alla ricerca della nostra colazione preferita. La signora che ogni mattina prepara i mahambri, a pochi passi dal nostro appartamento, oggi fa festa e così ci addentriamo nella speranza di trovarne degli altri altrettanto buoni più avanti.

Mentre camminiamo, incontriamo un signore esile, molto simpatico, che ci saluta e ci augura buon anno e comincia a chiacchierare con noi e ci invita a casa sua. Tutta la sua famiglia è alle prese con i preparativi della festa del primo dell'anno e ci mostrano con orgoglio i cibi che stanno cucinando. Ci spiegano che oggi il pranzo sarà a base di riso al cocco, fagioli, chapati e capretto. Che bella l'ospitalità e la cortesia di questi posti!
Salutiamo tutta la famiglia e proseguiamo la nostra passeggiata ma oggi non troviamo nessun mahambri. Proseguendo ci ritroviamo a percorrere la strada principale di Timboni. Non sembra un giorno di festa, le persone affollano le strade, le bancarelle sono aperte e affollate di persone intente a mercanteggiare, artigiani a lavoro, i matatu che scorrazzano con i controllori che battono sulla carrozzeria del mezzo e gli autisti che suonano il clacson per attirare l'attenzione in cerca di qualche passeggero da far salire a bordo. 

Antonella esclama "giornata 1 di 365!" e in effetti, nonostante sia un giorno di festa, per tanti la vita scorre come al solito, scandita dalla regolarità quotidiana.

Non possiamo andare in spiaggia con le nostre bici, perché ci accorgiamo che una ha una ruota forata, così decidiamo di camminare. Un matatu arriva in lontananza così pensiamo di prenderlo per raggiungere più velocemente la nostra meta. Scendiamo a Richland e proseguiamo per poche centinaia di metri, fino a raggiungere la spiaggia bianca.

La scena che ci si presenta davanti è surreale: la spiaggia appare come addormentata, deserta, silenziosa.  Camminiamo e notiamo un'infinità di plastiche e vetri lasciati a terra dalla sera precedente e in attesa di essere rimossi.

La sera del veglione la spiaggia diventa un ritrovo per migliaia di persone che si riversano sul litorale per festeggiare ballando attorno ai falò fino alle prime ore dell'alba.

Passiamo la mattina sul lettino, alternando qualche passeggiata e rinfrescandoci con dei bagni e sorseggiamo qualche succo di frutta fresca. Stuzzichiamo alcune samosa e chips e al primo pomeriggio torniamo all'appartamento in attesa di Kabo.

Lui arriva alle 15:30 circa con la sua moto per portarci nella foresta di Arabuko Sokoke. Percorriamo la strada per Gede e svoltiamo subito a sinistra, lungo la strada che conduce allo Tsawo, per poi svoltare pochi km più avanti in una strada sterrata che attraversa alcuni villaggi, dove ai bordi tantissimi bambini ci salutano. Giungiamo finalmente ai margini di un bosco dove troviamo riparo all'ombra di un albero e Kabo ci mostra alcune specie arboree, spiegandoci anche l'utilizzo che i locali ne fanno per curarsi e cibarsi. 
Cominciano ad arrivare anche un po' di gente e in poco tempo ci ritroviamo attorniati da centinaia di persone in trepida attesa.

Facciamo amicizia con una bellissima bimba di circa 7 anni di nome Sharon, che parla inglese in maniera perfetta. Alziamo lo sguardo verso i margini del bosco e intravediamo un elefante che si avvicina prepotentemente verso una pozza d'acqua per abbeverarsi. Uno, due, tre elefanti, altri elefanti, tanti elefanti. Uno spettacolo della natura di fronte ai nostri occhi e tutti intenti a immortalare quel magnifico momento con smartphone e macchine fotografiche.

Sharon ci racconta che lei li vede ogni giorno. Dal branco si stacca un esemplare, il più grande. Sharon ci dice che si chiama John. È il più grosso di tutti e crediamo anche il più vanitoso. Si avvicina verso il pubblico come a voler attirare tutte le attenzioni su di sé. Si muove sinuosamente e nonostante la mole sembra accarezzare il terreno con le sue movenze.

È stata una esperienza emozionante. Siamo contenti di averla vissuta e siamo felici di aver incontrato Sharon. Il suo sorriso e la sua bellezza rimarranno sempre impressi nei nostri ricordi.

Rientriamo al calar del sole e quando arriviamo a Timboni notiamo un diverso fermento per le strade: tantissime persone si muovono freneticamente ma è percepibile la loro felicità. Sfoggiano gli abiti della festa, che portano con fierezza. Non si pensi a abiti firmati o all'ultima moda, ma per chi gli indossa sono probabilmente i vestiti più importanti.

Con ancora tanta adrenalina per lo spettacolo che abbiamo appena visto, decidiamo di andare anche oggi a Watamu sulla spiaggia per vedere il tramonto. Saliamo sul primo matatu che ci passa davanti per raggiungere Richland.

Sulla strada si sono riversate migliaia di persone. Sembra la fine di una partita a San Siro.

Scendiamo dal matatu e ci dirigiamo verso la spiaggia ma ci ritroviamo a percorrere la strada in senso opposto rispetto alle persone che tornavano verso le proprie abitazioni. Poche centinaia di metri sembrano interminabili km. Finalmente arriviamo sul litorale e anche qua vediamo tantissima gente che sta ancora festeggiando il nuovo anno. Tra le migliaia di persone constatiamo di essere gli unici bianchi sulla spiaggia. La attraversiamo da una parte all'altra con difficoltà senza mai percepire alcun pericolo.

Torniamo a Timboni e ci fermiamo a cena in una kibada aperta da qualche giorno, mangiamo del Pilau. Possiamo tranquillamente affermare di averne mangiati di migliori. Torniamo stanchi ma felici all'appartamento per andare a dormire.

02/01/2025

Per oggi decidiamo di non fare nulla di particolare e di stare nelle vicinanze perché abbiamo alcune questioni immobiliari da sbrigare.

La mattina prendiamo appuntamento con Karabu, un geometra e titolare di un'impresa edile a cui dobbiamo porre alcune domande relativamente ad alcuni nostri dubbi sulla porzione di terreno che abbiamo appena acquistato.

L'appuntamento è alle 9:30 da "Amici Miei", un bar alle porte di Watamu e Karabu arriva puntuale come un africano. Nonostante ciò appare affabile e disponibile a chiarire ogni nostra perplessità e rispondere a tutte le nostre domande.

Passiamo poi in banca per l'apertura di un conto corrente e veniamo accolti da una signora italiana di circa 60 anni, che lavora in Kenya per l'istituto di credito.

Terminato con le pratiche in banca, ci dirigiamo al "Kachawe", dove Mumba ci assegna il nostro lettino a dondolo e trascorriamo la giornata da lui.

Alle 17:00 Kabo viene a prenderci perché abbiamo dobbiamo completare la compilazione dei documenti del terreno da consegnare all'ufficiale del governo.

Dobbiamo fare le foto tessera e alcune fotocopie. Andiamo subito a fare le foto e nello "studio" ci accoglie un ragazzo munito di macchina fotografica digitale e ci scatta le foto. Pensiamo sia una operazione molto rapida e invece comincia una vera e propria battaglia tra operatore, macchina fotografica, stampante, cavi etc... insomma per stampare due foto ci sono volute quasi due ore!!!!

Proseguiamo a Timboni dove in una copisteria incontriamo il fratello di Father King. La copisteria è un angusto gabbiotto di lamiera, dove all'interno si sfioravano i 40 gradi. Con non poche difficoltà riusciamo a mettere insieme tutti i documenti.

Nel frattempo Antonella si è avviata verso l'appartamento. Stasera abbiamo ospiti. Vengono a cena da noi Kabo con la moglie, il piccolo Baraka e Magret.

Magret è una ragazza di circa 49 anni, che ho conosciuto durante la mia prima vacanza. Era la governante della villa dove alloggiavo e da quel momento è nata una bella amicizia. 

Il menù della cena prevede degli spaghetti al pomodoro. Dall'Italia abbiamo portato tutti gli ingredienti, compresi il parmigiano e l'olio d'oliva. Prepariamo la cena nella piccola cucina che abbiamo a disposizione e mangiamo tutto insieme al fresco di un gazebo del residence.

Tra una ricordo e una risata trascorriamo una bellissima serata in compagnia e verso le 10 i nostri ospiti ci salutano e noi andiamo a dormire

03/01/2025

Dopo alcuni giorni di astinenza, riusciamo finalmente a mangiare nuovamente i mitici mahambri. La signora a fianco al nostro alloggio ha ripreso l'attività e noi siamo salvi!
Partiamo con le nostre biciclette e attraversiamo il villaggio di Timboni tra strade sterrate e numerosi bimbi che giocano liberi con giocattoli improvvisati, tipo quelli che usavano i nostri nonni quando erano piccoli.

Sembra un luogo comune ma è la realtà: i rapporti tra le persone sono diretti e autentici e le relazioni sono vere. I ragazzi e i bambini non passano le ore a smanettare tra You Tube o social media vari ma comunicano e giocano come avveniva da noi tempo fa. Questa vita in analogico alleggerisce anche le teste di noi che per questi giorni viviamo intorno a loro. Gomme di biciclette, piccoli pezzi di ferro o legno diventano i loro divertimenti. 

Mentre pedaliamo, incontriamo due ragazzi intenti a camminare e uno dei due si rivolge a noi con una espressione tipica "mzuri", che significa "come stai?" Continuiamo a pedalare alcuni metri fino a che non realizziamo che quel ragazzo è Ngala! L'askari che lavorava a Tamo House durante la mia prima vacanza in Kenya.  Si ricorda di me! Una vera sorpresa, perché proprio la sera prima con Magret avevamo parlato di lui. Ci fermiamo e ci scambiamo un caloroso abbraccio, due parole e, contenti di averlo rivisto, ci congediamo con la promessa di vederci  presto!
Non sapevamo esattamente dove stessimo andando fino a quando non ci ritroviamo a Ocean breaze proprio di fronte alla banca. Ne approfittiamo per entrare e cambiare un po' di euro in scellini.

Proseguiamo la giornata al Kachawe da Mumba, a prendere il sole. Finalmente oggi la giornata è stupenda e il cielo è privo di nubi. 
Il pomeriggio ripartiamo contenti e finalmente si cominciano ad intravedere i primi segni dell'abbronzatura.

Torniamo all' appartamento e usciamo quasi subito. Vogliamo andare da Andrea a prendere del pesce fresco. Di ritorno ci fermiamo però in un locale dove gustiamo un buonissimo succo di mango, che ci toglie la fame e il pesce va dritto in frigo per l'indomani. 

04/01/2025

Di buon mattino partiamo per Malindi. Come al solito raggiungiamo la città con il matatu e, dopo 20 minuti, ci ritroviamo catapultati nel cuore di Malindi ormai satura di persone, tuk tuk e moto che scorrazzano da tutte le parti. 
La mia camicia è pronta e dobbiamo passare a ritirarla. Davanti al negozio ci attende anche Ali, che abbiamo sentito il giorno prima. Ritirata la camicia, rimaniamo estasiati dalla perfezione con la quale è stata realizzata. Se si passa a Malindi è assolutamente obbligatoria una visita da "Sarto Moderno". Con Ali andiamo anche a ritirare una cintura, che doveva essere accorciata dopodiché gli chiediamo se ci può accompagnare in un negozio che ci hanno segnalato in spiaggia a Watamu qualche giorno prima, dove di possono trovare kykoy a buon prezzo. 

Ali capisce subito di che negozio si tratta e dopo pochi minuti entriamo ma rimaniamo delusi dai prezzi. Probabilmente, anzi sicuramente, esistono due listini: uno per il keynoti e uno per i turisti. Decidiamo di non comprare nulla e il proprietario, resosi conto che non avrebbe concluso alcun affare, comincia una bella tarantella di ribasso dei prezzi ma comunque non troviamo nulla che ci interessa.


Salutiamo Ali con la promessa di rivederci e lui felice ricambia con un invito per un pranzo insieme alla sua famiglia. Anche a Malindi abbiamo un amico e una persona affidabile su cui poter contare.

Torniamo a Timboni per l'ora di pranzo e cuciniamo il pesce acquistato il giorno prima . Riposiamo un po' prima di andare al mare al pomeriggio.

Verso le 15 siamo sulla spiaggia bianca di Watamu e ci fermiamo per un saluto a Fatima e gli altri ragazzi che hanno le bancarelle allestite. Ormai tutti ci conoscono, ci accolgono con entusiasmo e noi stiamo a sentire i loro racconti. 
Facciamo il bagno e andiamo a prendere un drink in un ciringuito aspettando il tramonto.

Non avendo voglia di cucinare per cena, andiamo in un ristorante dove servono cibo Swahili e che già conoscevamo dalle vacanze precedenti. 

05/01/2025

L'ultima domenica delle nostre vacanze è cominciata e ormai il countdown per la partenza è iniziato. Vogliamo evitare la nostalgia e cerchiamo di non pensarci troppo, perché scegliamo di goderci fino in fondo tutte le emozioni che questo posto è capace di regalare.

Domani abbiamo una giornata impegnativa, programmata dall'Italia: abbiamo preso accordi per trascorrere una intera giornata in un villaggio tra Watamu e Malindi, compreso il pernottamento, e abbiamo la possibilità di vivere e toccare con mano la vita quotidiana dei locali. Siamo curiosi e ci sale anche un po' di adrenalina per l'esperienza  che ci aspetta. Antonella contatta Elios, la nostra guida e accompagnatore per prendere gli ultimi accordi.

Vogliamo passare una giornata tranquilla ma non ci piace l'idea di trascorrerla in posti dove siamo già stati. Ci piace scoprire nuovi contesti e nuovi posti e così chiamiamo il nostro fidato Kabo per un consiglio. Ci suggerisce uno stabilimento a Watamu, il Sunrise Beach Restaurant, e ci spiega come raggiungerlo.

Veniamo accolti da Barbara che ci dà i lettini e trascorriamo la giornata tra bagni di sole e di mare. Approfittiamo della bassa marea per passeggiare sulla barriera corallina e i suoi colori fantastici.

Per pranzo mangiamo dell'ottimo pesce e rimaniamo sorpresi dal servizio offerto. La giornata trascorre tranquilla e siamo contenti per la tranquillità e l'accoglienza di questo nuovo posto.

Pedalando verso casa vediamo in un campo da calcio tantissimi bambini di 8/10 anni che si apprestano a cominciare una partita. Indossano maglie di colori diversi appartenenti a una nota squadra inglese e ai bordi del campo, decine di spettatori in attesa del fischio di inizio.

Chiediamo ai presenti che partita si dovesse giocare e ci dicono che si tratta di una finale con tanto di coppa in bella mostra pronta ad essere assegnata al vincitore. Guardiamo per qualche minuto la partita e i bimbi che giocano divertendosi e almeno per un po' non avranno da pensare alle difficoltà che la vita riserva loro.

Mentre torniamo passiamo da Andrea con l'intenzione di acquistare del pesce ma, una volta giunti di fronte al negozio, abbiamo scoperto che era chiuso. Giustamente anche lui oggi avrà deciso di trascorrere la domenica con la famiglia. Troviamo un buon pesce lungo la strada è una volta arrivati a casa lo cuciniamo per la cena.

Durante la cena Antonella riceve un messaggio da Elias, la guida per l'escursione dell'indomani, e ci comunica che è in ospedale perché non sta bene e pertanto la nostra gita, sognata e tanto attesa, non potrà avere luogo. Svanisce così il nostro sogno e con lui tutte le aspettative che questa escursione aveva generato in noi. Ci siamo comunque ripromessi di fare questa esperienza il prossimo anno.

06/01/2025

Anche l'epifania è arrivata ma capiamo da subito che in Kenya, anche tra i cattolici, non viene festeggiata. Dal momento che la nostra visita al villaggio è saltata, ci ritroviamo a dover riorganizzare i nostri programmi per la giornata. Decidere di andare da qualche parte all'ultimo momento non è una cosa semplice soprattutto se ti trovi in un paese straniero.

Alle 8:00 siamo già pronti e, vista la tranquillità e la bella giornata trascorsa ieri, decidiamo di tornare al Sunrise. Stavolta però ci andiamo a piedi passando da Dabaso, dove abbiamo acquistato il terreno per poi proseguire fino al litorale. Ci aspetta una passeggiata molto lunga ma non abbiamo fretta. Ci godiamo la passeggiata verso "casa nostra".

Per giungere al terreno attraversiamo un Bush di palme di cocco e manghi e ogni tanto la nostra attenzione veniva attratta da vocine di bimbi che ci salutavano nascosti tra la folta vegetazione.

Dopo appena 20 minuti arriviamo al nostro terreno. Proseguiamo tra sentieri più o meno esistenti. Per essere certi della direzione chiediamo informazioni ai pochi che incontriamo lungo il nostro cammino. Finalmente arriviamo sulla strada di Turtle Bay e in un attimo abbandoniamo l'ombra delle piante e ci ritroviamo sulla spiaggia bianchissima di Garoda.

Camminiamo sul bagnasciuga fino a Watamu, passiamo alla spiaggia del Mapango e attraversiamo il centro del villaggio di Watamu per arrivare finalmente al Sunrise.

Sono ormai le 11:00 e, stremati e accaldati passiamo la giornata distesi sui lettini e, di tanto in tanto andiamo a fare qualche bagno. Fortunatamente la marea è alta quindi non c'è la necessità di spostarsi tanto per poter nuotare.

Alle 17:00 lasciamo la spiaggia e andiamo da Fatima e Diego. Avremmo il desiderio di fare una visita della città di Momabasa nella giornata di domani però vorremmo essere accompagnati da qualcuno di loro per essere più sicuri e muoverci agilmente. 

Sulla spiaggia tutti sono indaffarati con le bancarelle e in cerca di vendere qualcosa alle "mozzarelle".

Parliamo con Diego e gli chiediamo se può accompagnarci ma domani è già impegnato con altri clienti. Ci viene spontaneo chiederlo a Fatima che accetta senza esitazioni. Ci mettiamo d'accordo e rimaniamo d'accordo che ci saremmo incontrati domani mattina alle 7:30 a Malindi.

Dal momento che Fatima doveva fare ritorno a casa, percorriamo con lei e con il resto dei venditori un po' di strada. Prendiamo un matatu, noi scendiamo a Timboni mentre Fatima prosegue fino a Malindi, dove abita.

Andiamo a dormire con tanta adrenalina in vista della giornata di domani.

 

07/01/2025

Le cose improvvisate o organizzate last minute spesso sono le migliori e quelle che riescono meglio.

Ci svegliamo presto la mattina al suono della sveglia. Non vogliamo far tardi così alle 7:00 siamo già fuori dalla camera. Passiamo a prendere i soliti mahambri, che stavolta mangiamo lungo la strada dove dobbiamo prendere il matatu per Malindi. La giornata di oggi coincide con il rientro a scuola di bambini e ragazzi e i matatu, generalmente affollati, oggi lo sono ancora di più. Si ferma uno e ci invita a salire. Lo spazio è veramente limitato e noi siamo costretti a stare uno su l'altro. All'interno ci sono tantissime persone ma siamo talmente stretti che non riusciamo a girarci per guardare dietro. Tra l'altro siamo seduti ai primi posti e di fronte a noi un grosso televisore riproduce video tuo tu e ad un volume che non consente alcuna comunicazione tra i passeggeri.

Arriviamo a Malindi e finalmente scendiamo, così da poter riprendere la circolazione delle gambe. Arriva subito un tuktuk con a bordo Fatima, che ci invita a salire per poter raggiungere, poche centinaia di metri più avanti, una macchina che ci condurrà a Watamu. Alle 7:40 stiamo già partendo per Mombasa e ci attendono 2 ore e mezza circa di viaggio.

Attraversiamo villaggi vivaci, tutti accomunati dalla presenza di negozi locali ai bordi della strada, affollati da persone che acquistano qualsiasi cosa.

Finalmente arriviamo a Mombasa e per raggiungere il centro prendiamo ancora una volta un tuk tuk. Fatima conosce bene Mombasa e dopo pochi minuti scendiamo in una piazza della città. 
Rispetto a Malindi, Mombasa si presenta più moderna e occidentalizzata. Numerosi negozi di brand famosi si affacciano sulle principali vie della città.

Ci addentriamo a "Marchetti" e subito veniamo inghiottiti da innumerevoli negozietti di vestiti, tessuti, spezie, frutta e verdura. La folla si addentro lungo strettissime viuzze che sembrano non avere uscita. Un vero e proprio labirinto coloratissimo e molto chiassoso. Improvvisamente ci ritroviamo all'esterno e Fatima ci spiega che siamo nel rione Old Houses. Il nome non è casuale. Numerose abitazioni sono diroccate e tante addirittura cadute con i detriti mai rimossi. Innumerevoli cavi elettrici sospesi sopra le nostre teste.

Percorriamo una bella via con alcuni negozi dove vendono artigianato locale e alla fine della strada arriviamo a Fort Jesus "Il forte" costruito dei portoghesi tra il 1593 e il 1596 allo scopo di proteggere il porto di Mombasa, è uno dei migliori e meglio conservati esempi di fortificazioni militari portoghesi.

Pranziamo in un locale di Mombasa, mangiando del buon biriani, riso con carne di mucca e torniamo a Markiti per acquistare qualche tessuto.

Nel pomeriggio, dopo una passeggiata lungo le strade di Mombasa decidiamo di riprendere la macchina per tornare a casa.

Al ritorno noi scendiamo a Gede mentre Fatima continua fino a Malindi.

Non smetteremo mai di ringraziare Fatima per la disponibilità che ha avuto nei nostri confronti. Averla al nostro fianco è stato fondamentale soprattutto per la lingua. Oltretutto è stata brava anche come guida. Da oggi potrà essere definita una Beach Girl.

Noi saliamo ancora una volta sul matatu per Timboni. Trascorriamo ancora un po' di tempo in spiaggia fino al tramonto e di ritorno a casa prendiamo della frutta fresca per la cena.

08/01/2025

Ormai i giorni che ci separano dalla partenza sono sempre meno e noi abbiamo ancora alcune questioni da sbrigare. 
Facciamo la nostra solita colazione veloce e partiamo. Di buon mattino siamo di fronte al negozio di Richard, il nostro parrucchiere, inspiegabilmente  ancora chiuso.

Continuiamo fino alla banca per attivare l'pp del conto che abbiamo aperto nei giorni scorsi e ne approfittiamo per cambiare un po' di soldi. Tra l'altro, ora, essendo clienti, ci viene riservato un tasso di cambio più vantaggioso rispetto a quello ufficiale per i turisti.

Finalmente siamo pronti per andare in spiaggia.

POLE POLE tradotto in italiano dallo swahili, significa piano piano, lento, adagio. Non è una semplice espressione ma un vero e proprio stile di vita. In Kenya, il tempo scorre lento, perché le persone hanno il potere di dilatarlo, di goderselo senza troppe pressioni.

Arriviamo al Kachawe che ormai il sole è alto in cielo. Oggi é veramente una bellissima giornata e la marea è alta e l'acqua pare più cristallina del solito.

Facciamo subito un bel bagno e torniamo a rilassarci sul nostro lettino a dondolo.

Durante il pranzo incontriamo Nadia e Massimo, li salutiamo e ci fermiamo a scambiare qualche parola. Nadia e Massimo sono due signori italiani che hanno aiutato Mumba ad aprire il Kachawe e ogni anno ci incontriamo sulla spiaggia di Fortamu. Durante il pranzo arriva dalla spiaggia anche Capretto, il beach boy che ci aveva accolto il primo giorno.

Saluta e subito ci dice che è in "bancarotta " a significare che non aveva trovato nessuno che gli desse qualche spicciolo. Gli consigliamo di cercare un lavoro che gli garantisca una entrata stabile ma ci fa capire che a lui va bene così finché ovviamente ci chiede una sigaretta. Io mi incavolo sul serio, gli nego la sigaretta e gli spiego che anche fumare è un lusso che non ci si può permettere alla leggera, ancor meno senza un'entrata sicura. Si allontana abbastanza contrariato ma almeno possiamo terminare il nostro pranzo in pace.

Lasciamo la spiaggia verso le 17:00 per andare da Richard. Stavolta è aperto così tagliamo i cappelli. Quando terminiamo incontriamo Diego per strada e ci fermiamo con lui da "Amici Miei". Ci racconta che ormai la casa è terminata e entro la fine di gennaio può finalmente trasferirsi con la famiglia. 

È emozionante sentire il suo racconto, perché è la dimostrazione che con impegno e sacrificio si possono realizzare i sogni. Lui sicuramente è uno che si dà tanto da fare, infatti ci spiega che durante l'inverno, quando in Kenya non ci sono turisti, lui va a fare il pescatore.

Ormai il sole è tramontato da parecchio e noi dobbiamo ancora tornare all'appartamento con le bici e senza luci.

Dopo la doccia Kabo arriva per accompagnarci a cena in un ristorante a circa 3 km dal residence. Il locale serve cibi africani e quando arriviamo è deserto. Siamo gli unici ospiti. Ordiniamo ma il cibo non arriva.

Dopo circa 1 ora e mezza e diverse lamentele riusciamo ad avere le nostre pietanze. Mangiamo e torniamo all'appartamento per la notte.

09/01/2025

Ebbene sì, sono le ultime 24 ore intere che trascorreremo in Kenya durante queste vacanze.

I nostri ritmi sono oramai ben scanditi e di buon mattino, anche prima del solito, siamo già in bici per recarci in spiaggia. Durante il tragitto incontriamo prima Diego e poi Shazam, che ci salutano amichevolmente.

Arriviamo al Sunrise molto presto e Barbara, appena arrivata, è già molto indaffarata e presa con la gestione del locale.

Questa settimana il ciclo delle maree è cambiato e la bassa marea arriva solo nel tardo pomeriggio, consentendoci di non dover camminare tanto per dover fare i bagni.

Le condizioni favorevoli delle maree consentono anche i pescatori di avere dei vantaggi sul loro lavoro e un insolito via vai di barche di pescatori è percettibile davanti a noi. Ogni volta che una di avvicina alla battigia, viene accolta da donne e uomini del vicino villaggio per acquistare direttamente del pesce fresco.

Mangiamo qualcosa e ad un tratto vediamo arrivare ancora una barca ma stavolta viene circondata da tantissime persone, anche turisti. Ci avviciniamo incuriositi e vediamo che i pescatori hanno appena scaricato dalla barca un enorme pesce: un marlin di oltre due metri. Prontamente viene caricato su un carretto artigianale e trasportato in una vicina pescheria del villaggio. Oggi il mare è stato particolarmente generoso.

Alle 17:00 dobbiamo andare perché abbiamo appuntamento con Magret che incontriamo sotto l'ombra di un albero vicino alla villa dove lei lavora. È il giorno dei saluti ma resta la consapevolezza di una bella amicizia e la promessa di rivederci presto.

Raggiungiamo le bancarelle di Fatima & company, perché ancora dobbiamo acquistare qualche souvenir da portare in Italia a Tommy e Ricky. In spiaggia oggi c'è tanto fermento. È giorno di arrivo di nuovi turisti e i beach boys, Diego in primis, sono nascosti tra le siepi ai margini dei resort con la speranza di intercettare qualche cliente a cui proporre escursioni e safari.

Per cena abbiamo prenotato in un ristorante dove non mai siamo stati. Ci accompagna un ragazzo in moto, passaggio preso appena fuori dall'appartamento. 
Il ristorante si chiama Sita Paradise Sunset, si trova sulle mangrovie di Mida Creck e come Crab Shack è gestito dalla comunità locale.

Un posto incantevole e molto tranquillo. Per la prima volta mangiamo delle samosa di coccodrillo (deliziose!) oltre a un ottimo spaghetto ai frutti di mare.

Terminiamo la cena e chiamiamo Kabo per venire a prenderci. Dopo appena 5 minuti ci informa di essere fuori ad attenderci. Ci sembra alquanto strano infatti aveva sbagliato ristorante. Arriva dopo 10 minuti e noi finalmente possiamo andare a dormire.

10/01/2025

Il giorno della partenza è arrivato e la tristezza comincia ad assalirci. La sveglia presto ci consente di fare velocemente le valigie e, appena terminata la colazione, siamo di nuovo sulle nostre bici per raggiungere la spiaggia e goderci ancora qualche ora il mare. Per comodità andiamo ancora al Sunrise arrivando prestissimo, tanto che dobbiamo prepararci autonomamente i lettini. 

Ieri non siamo riusciti a comprare i souvenir, così andiamo subito nelle bancarelle di Fatima &Co. Forse è troppo presto, nessuno è presente quindi torniamo da Barbara. Facciamo un bel bagno e, una volta che il sole ci asciuga, andiamo nuovamente alle bancarelle che stavolta sono in piena attività. Oltre agli acquisti dobbiamo salutare tutti i ragazzi, che ci augurano buon viaggio e sperano di rivederci ancora i prossimi anni.

Mangiamo qualcosa e purtroppo ormai è ora di tornare. Passiamo a consegnare le bici al noleggiatore e andiamo a fare una doccia. Prima di partire Kabo viene a prenderci perché andiamo a salutare sua moglie e il piccolo Baraka.

Quando torniamo, prendiamo le valigie e ci avviamo a prendere il matatu. La vacanza era cominciata con il matatu e non poteva concludersi diversamente. 
In attesa del matatu, tramite un social network apprendiamo che un aereo ultraleggero si è appena schiantato al suolo poco distante dall'aeroporto di Malindi con conseguenze drammatiche: 4 persone sono morte carbonizzate.

Sono quasi le 18:00 e Timboni è particolarmente affollata. Numerose persone rientrano a casa dal lavoro e trovare posto nei matatu è un'impresa audua anche per via dei nostri ingombranti bagagli.

Individuiamo un ragazzo che incontriamo tutti i giorni che ci viene in soccorso e ci aiuta a reperire un matatu così possiamo raggiungere l'aeroporto.

Arriviamo con largo anticipo al terminal e l'aereo puntuale ci porta a Nairobi dove atterriamo alle 21:00. La coincidenza con il volo per Il Cairo è alle 5:00 così ceniamo con calma e stavolta ci facciamo tentare da una pizza.

In aeroporto ci comunicano di un ritardo sul volo che non ci consente di prendere la coincidenza successiva e dopo un'estenuante discussione ci viene assegnato un volo alternativo ma con uno scalo ad Atene.

Per fortuna gli scali aeroportuali sono brevi, così con 6 ore di ritardo riusciamo a toccare suolo italiano.